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La cura per la leishmaniosi cutanea del cane

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Informazioni sulla cura della leishmaniosi cutanea del cane.

© Pixabay

In caso di Leishmaniosi cutanea del cane la cura più adatta varia a seconda del soggetto perché le terapie sono recepite da ciascun esemplare in maniera diversa. Ecco come prevenirla e qualche informazione utile sulle possibili terapie.

Di Eleonora Chiais

Pubblicato il 23/03/20, 22:55

Leishmaniosi cutanea nel cane: cura e prevenzione: come fare? La domanda è comune ma purtroppo, a livello di terapie, non esiste una sola risposta valida per tutti.

Questa malattia parassitaria, infatti, è causata da un protozoo (cioè da un microrganismo composto da una sola cellula) che si chiama Leishmania.

Esistono, però, diversi tipi di questo protozoo e, anche se tutti portano sintomi comuni spesso, questi, non sono eclatanti (almeno in un primo momento dato che la fase di incubazione può durare addirittura due anni) e dunque è piuttosto difficile diagnosticare il disturbo con prontezza.

Allo stato attuale delle cose, oltretutto, non esiste alcun farmaco in grado di eliminare completamente il parassita e quindi il protozoo, dopo che è entrato in contatto con il quattro zampe, rimane a infettare il suo organismo per tutto il resto della sua vita.

In questo senso è chiaro che l’unico “rimedio” certo per evitare il rischio di leishmaniosi cutanea nei cani (tra le principali malattie dei cani) è la prevenzione, vale a dire un’estrema attenzione a che l’infezione non si verifichi.

Prevenire la Leishmaniosi cutanea nel cane

Questa malattia parassitaria si trasmette attraverso la puntura del pappatacio che, a sua volta, assume il parassita quando punge un animale infetto e poi lo replica al suo interno e lo porta, infine, ad altri esemplari quando li punge.

Per prevenire l’infezione che può portare alla leishmaniosi cutanea cane, quindi, sarebbe indispensabile evitare che il quattro zampe venga punto da questo microscopico insetto che – spiegano gli esperti – è attivo in particolare di notte, vive nei periodi più caldi e teme il freddo tanto che, quando nelle notti estive la temperatura cala considerevolmente, è meno presente.

Questo rischio si può diminuire utilizzando spray repellenti ad hoc, zanzariere (che dovranno avere una trama molto molto fine visto che, come si diceva, si tratta di un insetto davvero microscopico le cui dimensioni superano raramente i 3 millimetri complessivi) e procedendo, qualora sia possibile, alla disinfestazione degli ambienti.

Il pappatacio, infatti, anche a causa delle sue ridotte dimensioni è un insetto piuttosto stanziale che, cioè, si sposta molto poco e copre superfici al massimo di 200 o 300 metri lasciandosi perlopiù spostare dal vento.

Il vaccino per la leishmaniosi cutanea nei cani

Parlando di prevenzione è bene sottolineare che esiste un vaccino per la leishmaniosi cutanea nei cani che – composto dalla combinazione di parti della Leishmania con un batterio non infettante – è presente sul mercato da quasi due anni e, stando agli esperti, è più sicuro di quello precedentemente disponibile (che prevedeva, invece, la somministrazione di un protozoo inattivato) e ha meno effetti collaterali.

Perché la copertura sia reale è necessario proporre al cane un richiamo ogni anno.

Come si cura la leishmaniosi nel cane?

Se la prevenzione non è riuscita e il cane ha contratto la malattia è, a questo punto, bisogna pensare ad una cura.

Come si diceva le terapie attualmente disponibili in commercio agiscono in maniera molto soggettiva variando, anche considerevolmente, da un esemplare all’altro.

Questo, sostanzialmente, significa che l’unico e il solo che potrà indicare la cura per il caso specifico di cane affetto da leishmaniosi cutanea sarà il veterinario che – dopo aver fatto una diagnosi certa (tramite esami colturali o esami del sangue ad hoc) e aver monitorato attentamente i sintomi che il quattro zampe presenta – saprà definire la terapia più indicata.

Questa, pur non potendo eliminare completamente la presenza di questi parassiti dall’organismo del cane malato, avrà lo scopo di

  • limitare i danni collaterali (che possono portare, tra l’altro, importanti problemi a livello dei reni che sono causa della maggior parte delle morti causate da questa malattia);
  • diminuire il più possibile la presenza numerica dei parassiti;
  • limitare il tasso di infettività qualora il cane fosse punto nuovamente dal piccolo insetto vettore, poi, della trasmissione ad altri della malattia.

I quattro zampe ai quali è stata diagnosticata questa malattia dovranno comunque sottoporsi a controlli periodici dal veterinario che analizzerà il quadro generale di salute decidendo, di volta in volta, eventuali nuovi interventi.