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Uomo seduto su una panchina davanti al mare insieme al suo cane

Il filosofo Leonardo Caffo ci racconta il suo ultimo libro dal titolo Il cane e il filosofo.

© Dimitrina Lavchieva / Shutterstuck

Leonardo Caffo racconta il suo libro Il cane e il filosofo

Di Anna Paola Bellini Redattrice | Traduttrice

aggiornato il

Leonardo Caffo è autore del libro Il cane e il filosofo. Partendo dai suoi scritti, gli abbiamo fatto qualche domanda sulla relazione uomo-animale.

Leonardo Caffo, docente di filosofia, ha pubblicato nel 2020 uno scritto dal titolo Il cane e il filosofo, edito da Mondadori.

In occasione di questa pubblicazione noi di Wamiz abbiamo parlato un po’ con lui ed il risultato è una chiacchierata (che riportiamo di seguito) simpatica, arricchente ed interessante.

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La formazione di Leonardo Caffo

Classe 1988, Leonardo è oggi un giovane professore di filosofia. Dopo avere ottenuto la laurea triennale e magistrale in filosofia a Milano, si sposta a Torino dove, sotto la direzione di Maurizio Ferraris, consegue il suo dottorato. Alla docenza accompagna un’intesa attività di scrittura e promozione artistica.

Fin dai primi anni di studi filosofici la questione dell’animalità è stata parte integrante della sua riflessione proprio perché nel pensiero occidentale ci si è occupati sempre della relazione con il mondo e per capire tale relazione bisogna capire il rapporto con ciò che “umano” non è.

In quest’ottica l’animale diventa "il diverso", nel senso di ciò che non è uomo.

Il cane e il filosofo non è un libro di (sola) filosofia

Sulla scia del suo interesse sempre presente verso gli animali, Leonardo decide di scrivere Il cane e il filosofo, «un - dice lui - dialogo a due voci di cui una è silenziosa».

Il libro, a metà strada tra romanzo e saggio e dai tratti decisamente autobiografici, racconta la storia del rapporto tra Edo e Pepe. Quest’ultimo nella vita reale ha effettivamente accompagnato l’esistenza di Leonardo dal 2003 al 2017.

Tramite dialoghi silenziosi tra uomo e cane, sguardi intensi e comprensioni che vanno al di là del linguaggio che conosciamo, Pepe insegna a Edo a fallire nel tentativo di comprenderlo, ma allo stesso tempo gli offre un grande insegnamento di «educazione alla diversità, poiché il cane, avendo tutta una serie di percezioni diverse del mondo ci fa capire che ognuno sta al mondo in un modo diverso», ma non per questo migliore o peggiore.

Da dove nasce l’idea di questo libro?

«L’idea di scrivere questo libro è nata qualche tempo fa - racconta Leonardo - quando ho deciso, prendendo spunto dal libro il lupo e il filosofo di Mark Rowlands, di distanziarmi dai libri filosofia che ho scritto fino ad ora».

Ricordiamo, infatti, che l’autore ha diversi scritti filosofici alle spalle, nella maggior parte dei casi legati al tema dell’"animalità". Nel 2015, ad esempio, insieme a Felice Cimatti e altri collaboratori di spicco, partendo dalla domanda «cosa significa essere animali?», ha scritto A come animali edito da Bompiani, in cui ha cercato di riscrivere un dizionario partendo dalla distruzione dell’antropocentrismo e rimettendo l’animalità al centro.

L'uomo è parte della natura. Gli animali vanno rispettati. © Benevolente82 / Shuttertsock

«In questo scritto - ci spiega Leonardo - si è cercato di invertire la nostra visione del mondo in cui tutto parte dall’uomo ed è a lui destinato, per capire che in realtà l’uomo fa semplicemente parte della natura e in quanto tale è una specie esattamente come le altre.
Questa riflessione è stata portata avanti fino al 2017, anno in cui esce Fragile umanità, edito da Einaudi, nel quale si ripensa l’umanità attraverso l’animalità per arrivare a capire che non esistono umani e animali, ma che esistono diverse individualità e che l’animalità potrebbe essere sinonimo di mutamento e metamorfosi».

Può la filosofia aiutarci al giorno d’oggi a capire il rapporto dell’uomo con l’animale?

«Al giorno d’oggi c’è sempre più bisogno di saper interpretare dei dati e quindi c’è bisogno della capacità interpretativa della filosofia. Grazie alla filosofia, e attraverso essa, è possibile dare un senso, interpretar e non più quantificare».

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La filosofia è un valido aiuto perché insegna a distanziarsi dalle situazioni e analizzarle.

«Bisogna addestrare le gente a pensare».

E continua:

«In 2000 anni di filosofia antropocentrica, messa oggi in crisi da ecologie, femminismi, animalità in senso nobile, è il momento di ripensare il rapporto etico con l’animale in cui l’abuso della vita non deve avvenire se non in caso di estrema necessità. Bisogna riguardare e ripensare la realtà con occhi diversi. Non si tratta di un’operazione semplice che avviene su un piccolo ambito, ma deve essere un ripensamento totale».

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