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Ecco perché non dovresti lasciare le feci del cane in natura

cane boxer fa cacca in giardino

Le feci del cane lasciate in natura hanno effetti considereveoli.

© DMegias / Shutterstock

Alcuni studi assicurano che le feci del cane danneggino l'ambiente. Di seguito presentiamo le basi scientifiche relative a questa materia.

Di Ilenia Colombo

aggiornato il

Le feci del cane non sarebbero così innoque per l'ambiente, secondo alcune ricerche europee.

Contrariamente a quanto si possa pensare, gli escrementi degli animali domestici, sempre pià in aumento, possono creare conseguenze assai rilevanti per l'ecosistema.

Le feci del cane inquinano?

Uno studio condotto dalla British Ecological Society e pubblicato dal media specializzato Science Alert, assicura che lasciare che un cane faccia i bisogni nella natura sia dannoso per l'ambiente.

A seguito dell'indagine, gli animali domestici, in questo caso i cani, fertilizzano gli spazi verdi dove urinano e defecano.

Ma questa pratica non è così benefica come sembra: lo studio rileva che «gli escrementi degli animali domestici interferiscono e disturbano la fauna selvatica».

Parole supportate da un'altra indagine belga che stima che quattro riserve naturali nella città di Gand siano contaminate da oltre 11,5 kg di azoto e 4,8 kg di fosforo per ettaro.

Alla luce di queste cifre, gli scienziati sottolineano: «questi nutrienti hanno una notevole influenza sulla biodiversità e sul funzionamento dell'ecosistema».

L'azoto viene dalle urine e dalle feci dei cani, ma il fosforo viene solo dalle feci del cane.

I cani al guinzaglio inquinano meno?

L'ingegnere dell'Università di Gand, Pieter de Frenne, assicura che circa 1.629 cani hanno visitato le riserve naturali della città in un anno e mezzo. Di questi, la maggior parte erano tenuti al guinzaglio, ma un terzo godeva della natura in totale libertà (aggirando le normative belghe previste per queste aree).

L'atto di portare un cane al guinzaglio o di lasciarlo a se stesso influenza i livelli di contaminazione. Così lo spiega l'ingegnere:

«Tutti i cani erano al guinzaglio ed abbiamo riscontrato che in queste zone concentrate intorno alle strade l'apporto di nutrienti, sia azoto che fosforo, superava i limiti di legge per la concimazione dei terreni agricoli. Qualcosa che a priori può sembrare peggiore rispetto al caso di prima, ma in questa situazione la contaminazione è contenuta in un'area più piccola, il che significa che la riserva naturale sarà meno colpita».

Si consiglia pertanto ai proprietari di cani che visitano le riserve naturali belghe (o quelle di qualsiasi altro paese) di tenere il cane al guinzaglio e raccogliere gli escrementi. In questo modo si potrebbe ridurre l'inquinamento da fosforo e azoto in queste aree protette.

I dati europei sull'impatto delle feci del cane

Altrimenti, lasciare gli animali domestici liberi e non raccogliere i loro rifiuti farebbe alla natura un favore ingrato. Se estrapoliamo queste cifre in tutta Europa, i dati non sono soddisfacenti poiché oltre 87 milioni di cani espletano i loro bisogni all'aperto nel vecchio continente.

Un Carlino colto in flagrante! ©fongleon356 / Shutterstock

«In Europa, i cani potrebbero produrre tra i 5 ei 25 kg di azoto per ettaro, allo stesso modo dell'agricoltura», sottolinea la ricerca.

Gli scienziati coinvolti nella ricerca si rammaricano che gli escrementi dei cani non siano considerati una fonte di inquinamento, nonostante il loro enorme contributo.

E per evitare che questo inquinamento continui - soprattutto negli spazi protetti, selvaggi e sensibili - gli esperti suggeriscono ai proprietari di tenere sempre i cani al guinzaglio e di ricordare l'importanza di raccogliere le feci del cane o di altri animali domestici.

«Chiediamo che vengano applicate le leggi sull'utilizzo del guinzaglio e sulla rimozione delle feci del cane», scrivono gli autori dello studio.

Inoltre, i ricercatori chiedono agli enti corrispondenti di creare più parchi per cani dove possano stare senza guinzaglio e fare la cacca liberamente. Qualcosa che, secondo loro, potrebbe alleviare la pressione sugli spazi selvaggi che si vogliono proteggere.

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