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Coppie separate o divorziate: a chi spettano cani e gatti?

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A chi spettano gli animali in caso di divorzio?

© Shutterstock

Il sentimento sempre crescente di tutela ed amore per i quattrozampe ha costretto i Giudici a pronunciarsi nel merito in attesa di una imminente norma specifica che regoli animali e divorzio. Vediamo come si sono evoluti gli eventi.

Di Francesco Reina

Pubblicato il 20/07/20, 21:38

Fortunatamente, quando una coppia decide di separarsi, non è sempre necessario ricorrere al Tribunale per decidere la spartizione dei beni. Ma cosa accade quando si parla di animali e divorzio?

A chi spettano gli animali in caso di divorzio?

In specifiche condizioni (assenza di figli minori o non autosufficienti, ad esempio) le parti possono separarsi consensualmente e, se i rapporti sono buoni, servirsi dell'aiuto di un avvocato per spartirsi i beni e definire le condizioni della separazione.

In tale circostanza, se i coniugi possiedono degli animali da compagnia, possono registrare un accordo reciproco su come gestirli, anche affidandoseli in modo congiunto (cioè, in parole povere, tenendolo un po' uno un po' l'altro).

E se siamo una coppia di fatto?

Anche nel caso delle coppie di fatto o delle convivenze, non sussistendo il vincolo del matrimonio, può essere redatta una scrittura privata, avente valore di legge, con cui viene stabilito di comune accordo l'affidamento del pet.

Divorzio senza accordo

Totalmente diverso è, invece, il caso di separazione (procedura propedeutica al divorzio) senza accordo tra i coniugi o in presenza di figli minori, cioè quello della separazione giudiziale. 

In questo caso, ciascuno assistito dal proprio legale, i coniugi si rivolgono al Tribunale per la gestione dei beni e l'affidamento dei figli una volta cessato il legame matrimoniale e di conseguenza un Giudice si pronuncerà sulla questione.

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In attesa di una norma ottimale su animali e divorzio

Fino al 2019 i Giudici erano riluttanti, in sede di sentenza, a pronunciarsi sull'affidamento degli animali da compagnia posseduti dai coniugi in seguito a divorzio.

L'orientamento predominante vedeva vertere le decisioni ovviamente riguardo a figli e beni patrimoniali tendendo a relegare la questione dei pet ad accordi extragiudiziali a cui gli ex coniugi sarebbero dovuti giungere per un equo affidamento.

Ma come abbiamo visto in altre circostanze le cose sono finalmente cambiate. Il sentimento che si prova verso un amico peloso, il legame indissolubile che si crea, l'amore intenso che si dà e si riceve non poteva più essere ridotto a delle parole scritte su un foglio di carta e il pet ad un oggetto da spostare secondo le voluttà delle persone, complice il vuoto normativo di riferimento.

Il caso del Tribunale di Sciacca

E così il Tribunale di Sciacca (AG), per la prima volta, ha compiuto un passo pioneristico nella storia: in una causa di divorzio dell'anno 2019 ha stabilito che, tenendo conto dei legami affettivi e del benessere dell'animale coinvolto, lo stesso dovessere essere affidato congiuntamente ad entrambi gli ex coniugi, con frequenza settimanale presso l'uno e l'altro.

Cosa dice la Legge italiana in caso di separazione in presenza di animali domestici?

Ma, ancora più sorprendentemente, è al varo e sembra imminente l'approvazione, da parte di Camera e Senato, di un intero libro (il XIV-bis) del Codice Civile, che ha lo scopo di identificare con precisione il ruolo degli animali domestici e la loro destinazione a seguito della fine del matrimonio.

L'articolo più importante è il 455-ter che recita testualmente (se tale resta la versione definitiva):

«In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dall'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il tribunale è competente a decidere in merito all'affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio».

Un articolo la cui portata sarebbe gigantesca: innanzitutto non si tiene conto del mero possesso dell'animale da parte di una delle parti in causa, ma il criterio dominante, per il suo affidamento, sarebbe solo il benessere dello stesso, anche avvalendosi, nella valutazione, di un veterinario comportamentalista.

E, in secondo luogo, tutto ciò viene previsto anche in caso di convivenza al di fuori del matrimonio.

Insomma, se venisse definitivamente approvata, questa Legge andrebbe in modo innovativo a risolvere infiniti problemi in merito alla serenità dell'amico a quattro zampe e dei suoi proprietari, tutelando ovviamente nel modo più idoneo possibile i nostri amici pelosi. Che forse, per una volta, ne uscirebbero vincitori rispetto alle spiacevoli vicende umane.

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