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Papillomavirus del cane: dalla diagnosi alla cura

veterinaria visita la bocca del cane advice

Il papillomavirus nel cane, non è solo un problema di cute.

© Shutterstock

I papillomavirus sono causa di malattia sia nel cane che nel gatto. La papillomatosi, che può colpire la bocca o la pelle di cani e gatti, spesso tende a guarire spontaneamente. Ma a volte, può dare esito a complicanze.

Di Giuseppe Terlizzi

aggiornato il 04/08/20, 09:59

Il papillomavirus del cane è una patologica che spesso giunge a guarigione spontaneamente, tuttavia non di rado può essere causa di malattie pre-neoplastiche o neoplastiche.

Poichè molti animali sono inapparentemente infetti e i virus del papilloma sono resistenti nell’ambiente, un’infezione è possibile anche senza contatto diretto con animali infetti. 

Cos’è la Papillomatosi?

I Papillomi sono dei tumori benigni della cute e dei suoi annessi che possono localizzarsi in qualsivoglia distretto del corpo del nostro cane.

In maniera semplificativa spesso vengono chiamati verruche o, riferendosi all’agente eziologico, papilloma virus. Quando, in uno stesso organo o distretto si formano più papillomi, si parla di papillomatosi. 

Gli ospiti sensibili sono sia i soggetti giovani che agli anziani con una maggiore incidenza negli ultimi. 

Forme autolimitanti ed evoluzioni maligne  

La forma autolimitante è molto diffusa e vede un iter patologico che culmina con la guarigione spontanea nel giro di qualche mese senza, quindi, la necessità di asportare la verruca chirurgicamente.

Ogni volta che si parla di “tumori benigni” non si deve mai sottovalutare l’ipotesi di un’evoluzione neoplastica nella forma maligna. Questo accade soprattutto nei soggetti che presentano significative carenze nel sistema immunitario. 

Cause di contagio

La papillomatosi è provocata da un virus intracellulare che si insinua nella doppia elica del DNA provocando uno sviluppo anomalo della cellula.

La trasmissione classica vede il contatto diretto tra cane e cane che, attraverso saliva o altri fluidi biologici, possono trasmettere il morbo.

Questo virus però è estremamente resistente nell’ambiente esterno ed è in grado, quindi, di diffondersi anche per contatto con materiale contaminato (ciotole, cibo, vestiti).

Vettori di contagio 

Nel ciclo vitale di questo virus vediamo anche la presenza di vettori biologici come mosche e zanzare. Questi insetti ematofagi consumano il proprio pasto di sangue più volte al giorno spostandosi da un cane (o un uomo) all’altro.

In questo modo si rendono veicolo di trasmissione tra un soggetto affetto da papillomavirus e un soggetto sano. In questi casi la lotta biologica nei confronti di questi vettori di contagio è l’unica soluzione perseguibile per una degna profilassi.

Sintomi e differenze clinche 

L’evidenza sintomatologica per eccellenza della papillomatosi è la presenza di una verruca.

Quest’ultima può presentare diverse caratteristiche che possono indirizzare il medico veterinario ad effettuare una diagnosi: 

  • Masse rilevate rispetto alla cute o mucosa;
  • Forma a cavolfiore;
  • Forma polipoide;
  • Non dolente;
  • Consistenza coriacea;
  • Colore scuro grigiastro oppure rosato.

A seconda della localizzazione possiamo notare delle particolarità. Ad esempio, nelle localizzazioni podali lo sviluppo della massa sarà verso l'interno e non verso l’esterno e, di conseguenza, non noteremo una verruca ma un semplice rigonfiamento localizzato.  

Non è solo una questione di cute 

Nella papillomatosi del cane la localizzazione delle verruche non è necessariamente cutanea, ma la ritroviamo anche in altri distretti del corpo come a livello di: 

  • Mucosa orale;
  • Mucosa auricolare;
  • Mucosa vulvare;
  • Mucosa perepuziale;
  • Mucosa oculare;
  • Gengive;
  • Lingua.

Potenzialmente la localizzazione del virus con successiva sintomatologia può localizzarsi su alcuni organi interni come: 

  • Intestino;
  • Laringe;
  • Vescica. 

Nei visceri il danno che la massa provoca è direttamente proporzionale alla grandezza: maggiore sarà la massa maggiori saranno le conseguenze.

Diagnosi clinica ed ausilio ecografico

Nel caso in cui si notassero queste particolari formazioni cutanee (o dei suoi annessi) bisognerà rivolgersi al medico veterinario. Quest’ultimo riconoscerà facilmente la tipicità della massa emettendo una diagnosi.

Per fugare ogni dubbio potrà, inoltre, effettuare un esame istologico o un test del sangue. In fine sarà fondamentale valutare la presenza di masse sugli organi interni sopracitati con l’ausilio della diagnostica ecografica. 

Terapia: bisogna avere pazienza

Il mantra da seguire nel momento in cui si rilevano le verruche è “non prendere iniziative” e attendere il decorso naturale della patologia.

Come detto ad inizio articolo spesso si parla di patologie autolimitanti che si risolvono spontaneamente nel giro di 2 mesi. Di conseguenza è assolutamente sconsigliato asportare le masse o cercare di ridurle con apparecchiature utilizzate in medicina umana.

Queste operazioni non farebbero altro che peggiorare la situazione portando il problema clinico ad un livello di maggiore criticità.

E se non guarisce da solo? 

Nell’eventualità che la verruca non venga riassorbita spontaneamente nel giro di pochi mesi bisognerà tornare dal veterinario e pianificare l’iter terapeutico. 

Si può avere un approccio di tipo farmacologico (chemioterapia) o chirurgico con asportazione della massa.  

Il progresso tecnologico in campo medico veterinario ha visto un sempre maggiore utilizzo della tecnologia laser che brucia le cellule neoplastiche ripristinando rapidamente la struttura anatomica in questione.

L’uomo può essere contagiato? 

Spesso si vive nell’ansia di poter contrarre una patologia che ha colpito il nostro amico a quattro zampe, ma non è questo il caso!

Il papillomavirus viene definito come agente di malattia specie-specifico, quindi in questo caso il cane non può contagiare l'uomo.

Questo significa che ogni specie ha il suo virus. La specificità patologica è dovuta a complesse questioni genetiche oppure ad una necessità di indipendenza del nostro amico Fido: si va verso l’emancipazione canina!