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Randagismo in Italia: dati e costi di un fenomeno drammatico

cane triste in primo piano © Pixabay

Il problema del randagismo in Italia è figlio degli abbandoni che aumentano nel periodo estivo: ecco i dati della Lav e dell'Enpa da non prendere alla leggera.

Di Eleonora Chiais, 26 giu 2019

Il randagismo è un (costoso) problema per il nostro paese. A far luce su questo triste fenomeno, che purtroppo si acuisce ogni estate con l'autentica piaga degli abbandoni degli animali domestici, sono le associazioni animaliste come la Lega anti vivisezione (Lav) e l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) che forniscono alcuni indicatori per aiutare a inquadrare, a grandi linee, la situazione di oggi.

Randagi, canili e gattili in Italia: i dati

Nel Belpaese il numero dei cani randagi si aggira tra i 500 e i 700 mila esemplari (una parte sono frutto diretto degli abbandoni, l'altra è composta dai cuccioli nati in libertà) mentre 115 mila animali vengono accolti nei circa 1200 canili italiani (766 sono canili rifugio, 434 sanitari e i restanti 144 attrezzati per entrambe le esigenze  secondo i dati della Lav).

Questi si trovano per la maggior parte al sud (il 44% delle strutture totali) e, ogni giorno, spendono per i loro ospiti circa 3,50 euro per un totale annuale di circa 1300 euro ad animale (la spesa sui dodici mesi a livello nazionale è di poco inferiore ai 150 milioni di euro).

La situazione dei gatti

Per quanto riguarda i gatti la situazione è ancor meno chiara. L’ultima stima, infatti, risale al 2006 quando i gatti "liberi" erano oltre due milioni e mezzo e, anche se diverse regioni non hanno risposto al censimento proposto da Lav sulle strutture dedicate ai felini, in quell'anno erano 61.878 le colonie riconosciute (in questo caso soprattutto al nord dove i centri di accoglienza per i mici erano poco meno di 30 mila).

E per quanto riguarda i gattili? Secondo i dati della Lega anti vivisezione sono realtà rarissime: 101 in tutta Italia di cui più della metà al Nord, 40 al centro e solo 7 al sud.

L'iscrizione all'anagrafe degli animali d'affezione

Ma il fenomeno degli abbandoni (e di conseguenza, come si è detto, del randagismo) si può limitare con varie iniziative prima tra tutte, spiega la Lav, con l’iscrizione nelle anagrafi degli animali d’affezione che, obbligatoria per legge, è anche fondamentale in  caso di smarrimento. Il dato più aggiornato è fornito dal Ministero della Salute e parla di circa 12 milioni di animali registrati tra cui 11 milioni di cani, 500 mila gatti e 1600 di furetti e, tra il 2017 e 2018, stando agli stessi dati, l'aumento dei padroni che hanno scelto di registrare il loro animale è stato considerevole con un più pari al 12,3%.  

«All’aumento del numero dei cani iscritti all’anagrafe - spiega la Lega Anti Vivisezione - diminuisce il numero di cani in canile e, contemporaneamente, aumentano le restituzioni al detentore».