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Brucellosi nel cane: una patologia silente ma pericolosa!

Cane-pascola-pecore

La brucellosi nel cane viene spesso diffusa in condizioni di scarsa igiene e sovraffollamento.

© Pixabay

La brucellosi nel cane è una delle grandi malattie della storia che continuamente riaccende discorsi su contenimento e gestione epidemiologica!

Di Giuseppe Terlizzi

aggiornato il 08/02/21, 15:38

La brucellosi nel cane è una patologia identificata a metà del secolo scorso.

Nel 1886, David Bruce, medico scozzese incaricato dalla Royal Society di Londra di studiare la "febbre maltese", isolò per primo, nel tessuto splenico di un paziente maltese deceduto, l'agente eziologico della malattia: un batterio che chiamò Micrococcus melitensis.

Nello studio autoptico di quattro ufficiali delle truppe reali un dettaglio destò l'attenzione del clinico scozzese: non si ammalavano i soggetti che non bevevano il latte di capra dell’isola.

L’intuizione di Bruce fu proprio l’alimento: il batterio delle capre era capace di attraversare la barriera emato-mammaria riversandosi nel latte che, di fatto, diventava vettore di contagio extra-specifico.

La brucellosi nel cane: origine, caratteristiche e diffusione

La brucellosi è una malattia infettiva contagiosa capace di infettare tantissime specie: bovini, ovini, caprini, bisonti, cammelli, alpaca, lama, suini, ruminanti selvatici, volpi, equini e pesci.

Ha diversi nomi, anche malattia dell’aborto di Bac perché fu isolata da un feto abortito di bovino.

Poi fu isolata la Brucella suis nel 1914, nel 1918 negli ovicaprini e nel 1960 nel cane. Nel 1994 compaiono delle brucelle nuove che si erano adattate a vivere nell’ambiente acquatico ampliando la potenzialità epidemica al mondo marino.

I batteri sono degli organismi antichissimi capaci di evolversi per sopravvivere, questo determina una massiccia diversificazione delle specie oggetto di studio:

  • Brucella melitensis
  • Brucella abortus
  • Brucella suis
  • Brucella ovis
  • Brucella neotomae
  • Brucella canis
  • Brucella maris

Ma quali di questi batteri può provocare brucellosi nel cane?

L'eziologia della brucella nel cane: caratteristiche del micrococco

Il genere Brucella è costituito da cocchi coccobacilli di 0,5‐0,7 µm di diametro e 0,6‐1,5 µm di lunghezza, disposti singolarmente o in coppie, corte catene o piccoli gruppi.

Parliamo di batteri non dinamici (non hanno flagelli), sono aerobi (vivono in presenza di ossigeno), sono Gram negativi e non formano spore. Nella diagnostica l'isolamento delle colonie di brucella canis si presentano sempre in fase R (rugosa) o M (mucoide) e questo facilita di molto la diagnosi. 

Brucellosi del cane: epidemiologia e diffusione geografica

La brucellosi nel cane è stata evidenziata per la prima volta nel 1966 grazie allo studio di focolai di aborto e infertilità nella specie canina verificatisi in maniera significativa negli Stati Uniti d’America.

Successivamente la diffusione della brucella canis è stata diagnosticata in vari Paesi del mondo a seguito dell'isolamento dell'agente eziologico.

I greggi transumanti di bovini o di pecore rappresentano un rischio di trasmissione per i cani che possono scavare o ritrovare i resti delle placente e dei feti abortiti, trasportando il materiale infetto negli allevamenti sani.

Nonostante diversi filoni di ricerca avviati, in Italia la brucellosi nel cane non è mai stata diagnosticata o il batterio isolato. 

Brucella nei cani: i sintomi

La sintomatologia da brucellosi trova una comune espressione in tutti gli ospiti sensibili a partire dai diversi agenti eziologici: febbre, spossatezza, dimagrimento e infiammazione degli organi genitali. 

Nell'animale domestico, purtroppo, la manifestazione di sintomi sistemici o specifici è molto ridotta e a volte quasi assente (eventualmente la brucella da orchite nel cane).

Un sintomo comune sia ai maschi che alle femmine è una linfoadenomegalia monolaterale o bilaterale nei distretti di penetrazione (linfonodi retrofaringei per la via orale e linfonodi iliaci esterni ed inguinali superficiali per la via vaginale).

  • L'unico sintomo presente nella maggioranza dei casi nelle femmine gravide è l'aborto.
  • I sintomi nel maschio adulto sono epididimite, atrofia testicolare monolaterale o bilaterale e dermatite scrotale.
Differenze tra febbre ed ipertermia nel cane: scoprile in questo articolo!

Una corretta diagnosi mirata ad isolare il batterio ci da la certezza della presenza della malattia. 

Modalità di trasmissione e diagnosi 

La brucellosi canina da B. canis è frequente soprattutto fra i cani randagi, nei canili, negli allevamenti o comunque nei luoghi in cui i cani convivono in gruppi numerosi. 

È stato dimostrato che B. canis può essere trasmessa da un maschio infetto adulto a maschi adulti sani dopo alcune settimane o alcuni mesi di coabitazione.

La trasmissione a maschi o femmine non sessualmente maturi non è descritta in letteratura e, per questo motivo, impossibile. Le vie naturali di trasmissione della brucellosi nel cane sono innumerevoli, ma la più pericolosa è quella genitale.

Il contatto tra una mucosa del soggetto sano con placenta, tessuti fetali o scoli vaginali (conseguenti ad aborto) del malato provoca sempre la malattia.

La trasmissione inoltre è possibile anche durante l'estro o l'accoppiamento in quanto lo scolo vaginale può contenere un numero di microrganismi superiore a 10^10 per ml e l'eliminazione attraverso questa via può continuare per settimane dall'aborto. 

I cuccioli che sopravvivono ad una gravidanza da madre infetta nascono già malati e l'allattamento non fa che peggiorare la situazione in quanto, come già detto, i micrococchi vengono veicolati col latte.

Il liquido seminale e le urine di cani infetti a livello di prostata ed epididimo sono un'importante fonte di diffusione della malattia.

Diagnosi di brucellosi nel cane

Nell'approccio diagnostico di analisi del profilo sanguigno non noteremo nulla di particolare. Infatti i valori ematologici e biochimici rimangono generalmente inalterati o comunque non particolarmente alterati.

Nei soggetti affetti da batteriemia cronica un rilievo indicativo di malattia brucellare è rappresentato da una iperglobulinemia che interessa le frazioni β e γ.

Anche le analisi biochimiche delle urine non indirizzano in nessun modo a scartare altre ipotesi per confermare con certezza quest'affezione genitale. La diagnosi di certezza (golden standard) si ottiene solo con l'isolamento del germe.

Tale metodo non mostra particolari difficoltà poiché il micrococco cresce nei più normali terreni di coltura presenti in tutti i laboratori di analisi.

Ma quando bisogna vedere un veterinario? Te lo spieghiamo nel nostro approfondimento

Trasmissione brucellosi cane-uomo, è possibile?

La brucellosi nel cane è una zoonosi: può causare malattia nell'uomo. L'infezione avviene per contatto diretto con cani infetti e con le relative secrezioni genitali o col sangue.

Le principali categorie a rischio sono i veterinari, gli operatori dei canili e i proprietari di cani. I sintomi dell’infezione da B. canis nell'uomo sono generalmente simili a quelli della brucellosi causata dalle altre specie di Brucella (B. abortus o B. melitensis):

  • febbre;
  • affaticamento;
  • mal di testa;
  • debolezza;
  • malessere;
  • nausea;
  • brividi;
  • dimagramento;
  • epatomegalia, splenomegalia e linfadenopatia.

Unico modo per evitare il contagio è la profilassi igienico-sanitaria e l'organizzazione dei canili.

Terapia contro la brucellosi nel cane

Il trattamento della brucellosi del cane è molto semplice ma non sempre efficace: la localizzazione intracellulare del batterio per lunghi periodi e alla sua abilità di generare batteriemie episodiche lo rende un avversario ostico.

Il piano terapeutico più adatto è stato sperimentato per molto tempo raggiungendo una buona affidabilità e un'ottima efficacia: la somministrazione di tetraciclina (25 mg/Kg t.i.d., PO) per un mese in associazione a diidrostreptomicina (10 mg/Kg b.i.d, IM) durante la prima e l'ultima settimana di terapia garantisce buoni risultati.

Questo trattamento porta il 94% degli infetti alla negativizzazione sierologica nei due mesi successivi alla terapia.

Si consiglia la sterilizzazione/castrazione del soggetto per prevenire una recidiva e, assolutamente, è importante monitorare Fido nei mesi successivi alla guarigione. 

La diagnosi, la terapia, la sterilizzazione/castrazione e il successivo monitoraggio hanno un indubbio costo economico che di certo il nostro veterinario preventiverà offrendo la miglior soluzione di pagamento per dare speranza al nostro amico a quattro zampe.