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Cos’è lo shunt portosistemico del gatto e come si manifesta?

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Alla scoperta dello shunt portosistemico del gatto.

© Unsplash

Al tuo gatto è stato diagnosticato lo shunt portosistemico, ma hai dei dubbi e vorresti capire meglio di che si tratta? In questo articolo proveremo a spiegarvi tutto su questa patologia che interessa in primis il fegato.

Di Flavia Chianese

Pubblicato il 26/09/20, 21:00

Lo shunt portosistemico può manifestarsi nel gatto, ma anche nel cane (cani di piccola taglia).

È una patologia insidiosa da diagnosticare, ma se scoperta in tempo, con l’adeguata terapia si hanno ottimi risultati. Scopriamo nel dettaglio cos’è lo shunt portosistemico.

Cos'è lo shunt portosistemico?

Per shunt portosistemico si intende la presenza di un singolo vaso anomalo, che permette al sangue di passare dalla vena porta al circolo sistemico, bypassando il fegato.

Nel fegato avviene un’importante detossificazione del sangue, che viene depurato dalle sostanze di scarto dell’organismo; inoltre qui sostanze nutritive come le proteine vengono riassorbite. 

Nel sangue portale non ancora depurato è presente anche parte dell’ossigeno di cui il fegato ha bisogno per funzionare in modo corretto: per questo motivo potranno presentarsi ripercussioni su quest’organo e sul circolo venoso sistemico.

La carenza di ossigeno può portare ad un’atrofia del fegato (il suo volume diminuisce), e conseguentemente ad un’insufficienza epatica.

Le sostanze tossiche ancora in circolo e lo squilibrio nell'assorbimento dei nutrienti può evolvere in un’encefalopatia epatica che compromette il sistema nervoso centrale. 

Tipi di shunt porto-sistemico

Congenito

Lo shunt portosistemico dei cani e dei gatti, nella maggior parte dei casi è congenito, quindi presente sin dalla nascita, con i primi sintomi manifesti di solito entro i 12 mesi di vita. Può essere:

  • Shunt portosistemico intraepatico congenito. Forma rarissima nel gatto, più comune in alcune razze di taglia grande, come il Pastore Tedesco. Purtroppo non è operabile, in quanto non solo il disturbo è localizzato internamente al fegato, ma sono presenti non uno, ma una fitta rete di vasi. 
  • Shunt portosistemico extraepatico congenito. Colpisce il gatto con maggiore frequenza. La buona notizia è che essendo il vaso esterno e ben riconoscibile, si può intervenire chirurgicamente. 
I gatti maggiormente colpiti sono maschi, di razza Siamese, Persiano e Himalayano.

Acquisito 

Lo shunt portosistemico acquisito invece può insorgere per cause circostanziali, come malattie del fegato secondarie, e presentarsi dunque ad ogni età e sui gatti domestici o di razza. 

In particolare, una pregressa ipertensione epatica è la causa di shunt portosistemico acquisito.

La natura è davvero sorprendente: in realtà lo SPS in questa condizione, è un “rimedio” che l’organismo del gatto mette in atto per proteggere il fegato dall’aumento della pressione sanguigna, che viene regolarizzata grazie alla presenza dei nuovi vasi. Intervenire potrebbe  turbare questo "equilibrio" peggiorando la condizione.

Come riconoscere un gatto affetto da shunt porto sistemico?

A causa dei numerosi squilibri che lo shunt portosistemico causa, il gatto affetto avrà una statura corporea più piccola del normale.

I sintomi possono essere più evidenti dopo i pasti, in quanto aumenta il carico di tossine in circolo. I sintomi sono:

  • Perdita di peso e perdita di appetito;
  • Statura piccola, o crescita molto lenta;
  • Vomito, diarrea;
  • Ipersalivazione;
  • Letargia;
  • Movimenti scoordinati (atassia), tremori;
  • Intolleranza a farmaci e anestetici;
  • Deficit comportamentali e aggressività;
  • Cecità intermittente.

Urinari:

  • Difficolta ad urinare;
  • Poliuria (urinazione frequente);
  • Calcoli alla vescica (sangue nelle urine).

Molti sintomi a carico del sistema nervoso sono causati dall’encefalopatia epatica. 

Diagnostica dello shunt portosistemico

I sintomi di shunt portosistemico, come abbiamo visto, sono molti ed è facile insospettirsi. Il medico veterinario potrà effettuare diversi esami, tra cui:

  • Acidi biliari pre e post-prandiali;
  • Analisi del sangue;
  • Analisi delle urine;
  • Test di funzionalità epatica;
  • Radiografie;
  • Ultrasuoni;
  • Angio-TC con mezzo di contrasto.

Trattamento e dieta

Il trattamento dello shunt porto sistemico prevede una dieta a basso contenuto proteico e una terapia medica orale (antibiotici), volta a favorire l’escrezione di un maggior numero di tossine con le feci e a ridurre la popolazione batterica intestinale. 

Questa terapia viene adottata come mantenimento, laddove l’intervento chirurgico non sia possibile; e come preparazione allo stesso, per poter assumere i farmaci pre e post operazione.

Intervento chirurgico

L’intervento chirurgico può porre fine alla terapia orale, ed è dunque risolutivo, ma talvolta non privo di conseguenze.

L’intervento chirurgico di shunt porto sistemico consiste nella legatura del vaso anomalo, con conseguente e graduale riduzione dello stesso, fino alla auspicabile - e probabile - scomparsa.

Il post operatorio

Ad ogni modo un'involuzione troppo rapida del vaso potrebbe comportare complicazioni, e bisogna monitorare l’animale per le 48h successive, che sono le più critiche e possono portare in rari casi anche alla morte.  

L’involuzione del vaso si ha idealmente tra uno e tre mesi: a quel punto saranno necessari dei controlli periodici, ma il vostro gatto sarà finalmente guarito!