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Cani e obedience: un binomio perfetto (Intervista)

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In cosa consiste la dog obedience?

© Christian Mueller / Shutterstock

Molti si chiedono cosa sia esattamente l’obedience e come si addestrano i cani a questa attività. Vi sveliamo tutti i trucchi.

Di Francesco Reina

Pubblicato il 14/05/21, 20:11

Tradotto dall’inglese la parola “obedience” vuol dire esattamente ciò che si pensa, cioè “obbedienza”. Ma bisogna sfatare un mito: questa attività non costituisce il solo addestramento del nostro cane per eseguire alcuni semplici comandi come stare seduto, a terra o rispondere al richiamo.

Si tratta di una vera e propria disciplina sportiva, riconosciuta a tutti gli effetti dall’ENCI (Ente Nazionale Cinofilo Italiano) che ne emana il relativo regolamento e ne organizza le competizioni.

Chi può partecipare alle gare di obedience?

Alle gare di obedience possono partecipare tutti i cani (con o senza pedigree) dai 12 mesi in su ed esistono diverse categorie (chiamate “classi”) di difficoltà, un po’ come accade nel calcio per la serie A, serie B etc…

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In cosa consiste la dog obedience?

Lo scopo di questo sport è quello di valutare l’efficienza e l’affiatamento del binomio cane-conduttore nell’esecuzione di una serie di esercizi.

Ognuna delle categorie presenta vari esercizi di difficoltà crescente in cui il cane ed il proprio conduttore si devono cimentare e la coppia che ottiene il maggior punteggio vince la competizione. Ovviamente, più il cane esegue correttamente l’attività proposta, più dimostra di avere un grado di obbedienza elevato.

In questo senso possiamo affermare che l'obedience sia l’evoluzione naturale di un addestramento pressoché perfetto, paragonabile, in parte, alla disciplina del dressage nell’equitazione.

Quali sono gli esercizi di obedience per i cani?

Gli esercizi più frequenti consistono nel:

  • condurre il cane al guinzaglio e senza;
  • richiamarlo;
  • fargli cercare e riportare un oggetto;
  • farlo stendere a terra da fermo o durante la marcia;
  • saltare una barriera;
  • attendere immobile il padrone assente.

Tanto più a lungo si protraggono e più difficili sono, quanti più punti vengono guadagnati.

Come insegnare l'obedience al cane?

Abbiamo chiesto ad Erica Garbelli, addestratrice cinofila, di illustrarci i passaggi necessari a trasformare Fido in un perfetto cane da obedience.

Erica, puoi spiegarci quali cani possono cimentarsi in questa disciplina?

«Senza dubbio esistono delle razze che sono maggiormente inclini ad un addestramento più rigoroso e ad ubbidire al padrone, come il Pastore Tedesco ed il Border Collie, ma a parte questo qualsiasi cane può diventare un campione di obedience».

Quali sono i principi dell’addestramento?

«I segreti sono la costanza e la pazienza, perché non basta limitarsi ad impartire i comandi base, ma si tratta di far eseguire e mantenere anche a lungo una serie di ordini, cosa non facile per un cane.

Il lavoro può diventare scoraggiante sia per il conduttore che per il cane: non è semplice infatti stimolare e favorire la motivazione di quest’ultimo in azioni che normalmente non farebbe per un lasso di tempo troppo protratto, come stare seduto a terra o fermo in assenza del suo padrone o ignorare le distrazioni. Ma nessun compito è impossibile, anzi!

Ovviamente si parte dall’addestramento comune per tutti i nostri amici pelosi: diamo comandi come “seduto”, “resta”, “terra” e premiamo il nostro beniamino fino a quando esegue il compito alla perfezione. Successivamente ci dobbiamo cimentare in esercizi più difficili come far camminare il cane al passo col conduttore in perfetta sincronia ed arrestarsi simultaneamente con eleganza.

Il meccanismo di base resta sempre quello del “rinforzo positivo”, cioè del fornire al cane una crocchetta sfiziosa o un giocattolo quando esegue ciò che desideriamo.

La difficoltà consiste però nel fatto, come dicevo, di pretendere un elevato livello di performance e perfezione e di mantenere costante la concentrazione del cane».

Come insegnate al cane ad eseguire gli esercizi più difficili?

«Una volta imparato l’addestramento di base si passa al consolidamento. Facciamo un esempio: dal semplice comando “Resta!” vogliamo far sì che il cane non solo stia fermo, ma rimanga immobile anche se il conduttore si allontana. 

All’inizio ci si allontana per pochi secondi e lo si premia se resta fermo, successivamente il tempo viene aumentato fino ad ottenere il risultato massimo, cioè che il cane resti fermo anche se il padrone non è più nel suo campo visivo. A questo già di per sé difficile esercizio aggiungiamo il richiamo e il ciclo è completo.

Peraltro facciamo in modo, sempre con il medesimo meccanismo, di prolungare sempre più a lungo la durata dell’esercizio, diminuendo progressivamente la frequenza dei rinforzi: ciò permette di eseguire performance sempre più avanzate abituando il cane a ricevere il premio ad esercizio ultimato».

Si apre un mondo insomma…

«Assolutamente si! E la cosa più divertente e stimolante è proprio il fatto di utilizzare tecniche di addestramento diverse, per cani diversi per scopi diversi. Voglio dire: se ai comandi che ho appena descritto aggiungiamo il “Cerca”, ad esempio perché vogliamo che il cane trovi un oggetto, dobbiamo mettere in atto il tipo di addestramento che solitamente usiamo per i cani poliziotto. Fido deve dapprima riconoscere l’oggetto col fiuto e poi essere invogliato a cercarlo perché sa che riceverà un premio».

E se nel percorso ci sono ostacoli?

«In questo caso dobbiamo prestare particolare attenzione: ovviamente ci avvaliamo della collaborazione di veterinari specializzati che tengono sotto controllo lo stato fisico dei cani e ne curano la dieta.

Per quanto concerne l’aspetto dell’addestramento, invece, riscontriamo dei casi piuttosto simpatici: alcuni cani adorano saltare barriere e infilarsi in tunnel, altri ne sono impauriti e all’inizio si rifiutano di farlo. In quest’ultima circostanza il conduttore deve essere capace di infondere una fiducia ed una tranquillità assolute al cane invitandolo a seguirlo nell’oltrepassare l’ostacolo e premiandolo alla fine. Si tratta in un certo senso di una crescita anche interiore di entrambi perché consente di trovare una sintonia completa che è alla base della riuscita nell’obedience».

Possiamo quindi concludere che sia una disciplina a tutto campo?

«Esattamente, perché come abbiamo visto è un addestramento che abbraccia tutti gli aspetti della vita del cane, tanto quello psicologico quanto quello fisico.

Vorrei solo precisare un ultimo fattore: in questa attività, come un po' in tutte, il conduttore non deve solo essere un semplice esecutore di esercizi, ma una vera e propria “guida” per il cane, un leader insomma, in cui esso ripone la sua totale fiducia. Ecco perché è un lavoro complesso per entrambi che richiede una grande dedizione!».

Come sempre ringraziamo Erica per la sua collaborazione e per farci scoprire ogni volta un mondo nuovo sui nostri amici cani!