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Come riconoscere e curare l'otite del gatto?

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L'otite del gatto può essere diagnosticata con l'ausilio dell'otoscopio.

© Shutterstock

L’otite del gatto può manifestarsi in molti modi, ognuno dei quali richiede una cura specifica. Pena? La cronicizzazione della malattia. 

Di Flavia Chianese

aggiornato il 08/02/21, 15:38

L’orecchio del gatto costituisce uno dei più importanti organi di senso. La sua organizzazione anatomica consente al felino la percezione di stimoli acustici raccolti selettivamente attraverso l’orientamento dei padiglioni auricolari.

Essi si comportano come dei veri e propri “imbuti” che convogliano le vibrazioni al timpano. Da qui le onde sonore vengono “tradotte” in segnale elettrico dalle strutture nervose, risultando così comprensibili al cervello felino. 

L’otite del gatto è un’infiammazione che va a compromettere in maniera temporanea o definitiva queste delicate strutture.

L’otite può colpire con maggior incidenza i gatti anziani, immunodepressi o che sono a stretto contatto con colonie di randagi, dove le infezioni da batteri e parassiti si propagano facilmente con un effetto ping-pong.

Cos'è l'otite del gatto?

Tutti abbiamo sofferto di mal d'orecchio almeno una volta nella vita e l’esperienza non è affatto piacevole, né per gli umani, né per i felini. 

L’otite del gatto è un’infiammazione del condotto uditivo e del padiglione auricolare, che può arrivare a coinvolgere nei casi più gravi anche le strutture interne dell’orecchio.

Nel gatto è meno frequente che nel cane, infatti l’elevata incidenza di questa patologia è dovuta ai numerosi fattori in grado di scatenarla e alle diverse forme nelle quali può presentarsi.

Come capire quando il gatto ha l'otite?

Il gatto con otite è facilmente irritabile. I sintomi dell'otite del gatto più comuni riguardano:

  • aumentata produzione di cerume,
  • prurito,
  • dolore,
  • tendenza a grattarsi le orecchie contro le pareti e il suolo.

Se l’infezione scende più in profondità nell’orecchio, possono subentrare problemi di equilibrio (sindrome vestibolare).

L’ipoacusia (riduzione dell’udito) può aggravarsi in anacusia (assenza di udito). Non è infrequente la presenza di ulcere legate a patologie sistemiche (atopia, insufficienza renale, leishmaniosi) che causano talvolta perdite di sangue.

Ma se il gatto diventa sordo come lo capisco? Ti spieghiamo tutto nel nostro articolo

Come si classificano le otiti del gatto?

Una prima classificazione delle otiti del gatto riguarda la sua localizzazione, che le distingue in: 

  • Otiti esterne: più comuni, interessano il padiglione auricolare e il condotto uditivo. I sintomi sono facilmente riconoscibili: scuotimento della testa, tentativi di grattamento o strofinio contro il suolo o le pareti
  • Otiti dell’orecchio medio: spesso sono complicanze di otiti esterne. L’infiammazione coinvolge anche il timpano i sintomi prevalenti sono l’ipoacusia e la sindrome vestibolare, rialzo termico e depressione del sensorio. 
  • Otiti interne: Meno comune delle altre, si presentano quando l’infiammazione interessa il labirinto osseo dell’orecchio. Se la coclea è coinvolta è probabile che il gatto senta pochissimo o non senta affatto. La paralisi facciale può essere associata a questo tipo di infiammazione. 
I traumi autoinflitti in seguito al dolore e al prurito possono portare alla formazione di otoematomi, ovvero di macchie disposte tra la cartilagine e la cute interna del padiglione.

In relazione alle principali tipologie di otite del gatto possiamo distinguere le otiti parassitarie, batteriche e purulente. 

Otite parassitaria

L’otite parassitaria o otite da acari è la causa primaria di otite nel gatto. L’acaro in questione è l’Otodectes cynotis, responsabile del 50% delle otiti esterne del gatto. In caso di otite parassitaria del gatto il cerume è nero, o più frequentemente color caffè.

La principale via di trasmissione è il contatto diretto con un soggetto infestato. Spesso nei cuccioli di età inferiore ad 1 anno, l’otite esterna è la conseguenza di un’ipersensibilità a questo parassita che determina una risposta infiammatoria eclatante. I soggetti adulti invece possono essere asintomatici, diventando così veicolo di infestazione per altri gatti.

Acari nelle orecchie del gatto: cause, sintomi e cure

Otite batterica e fungina

Le otiti batteriche sono spesso cause secondarie di otite del gatto. Perché secondarie? In caso di iperproduzione di cerume (otite ceruminosa) lieviti, batteri e funghi trovano l’ambiente ideale in cui proliferare, andando a peggiorare la sintomatologia.

I batteri più comunemente isolati in corso di otite esterna del gatto sono: Staphylococcus intermedius, Streptococcus sp., Pseudomonas sp. e Proteus sp.; ma anche lieviti come la Malassezia. In questi casi il cerume può avere un aspetto cereo oleaginoso, una consistenza particolarmente umida, dal colore marrone.

Otite purulenta

L’otite purulenta è spesso perpetuata da batteri Gram+, anch’essi causa secondaria di infezione. Il cerume è abbondante, ha un aspetto cremoso, caratterizzato dalla presenza di pus che sottintende la risposta immunitaria del gatto.

Anche in questo caso bisognerà procedere all’individuazione del batterio per poter somministrare l’antibiotico più efficace. Talvolta le otiti purulente sono secondarie all’ingresso di corpi estranei

Otite cronica proliferativa

Si tratta una forma di otite che trova risoluzione solo nella chirurgia del condotto uditivo esterno. Consiste in una proliferazione dell’epitelio di rivestimento del dotto auricolare, che porta ad un ristagno di secreto e di detriti cellulari e pullulazione batterica.

In genere, le otiti proliferative derivano dalla cronicizzazione di flogosi (infiammazioni) acute che possono avere diverse origini (infezioni batteriche, parassitarie, allergie da contatto o atopiche etc.).

Altre cause di otite del gatto

Non solo microrganismi e parassiti possono inficiare la salute del condotto auricolare di Micio. Altre cause frequenti di otite nel gatto sono perpetuate da tumori e corpi estranei.

Neoplasie (tumori)

Possono essere presenti adenomi ed adenocarcinomi delle ghiandole ceruminose. Frequente è il polipo infiammatorio del gatto, di natura benigna, ma che richiede comunque l’asportazione chirurgica a partire dalla base che prende origine dalla bolla timpanica.

Anche il colore del mantello può predisporre all’otite: i gatti dal pelo bianco sono più inclini a sviluppare il carcinoma squamocellulare della pinna, conseguente a un’esposizione protratta ai raggi UV (solari).

Corpi estranei

In primavera e in estate si ha un’incidenza massiccia di casi: il gatto nei mesi caldi tende a trascorrere più tempo all’aperto, aumentando il rischio di infezioni causate da corpi estranei.

In particolare, le ariste di graminacee (Hordeum murinum, Avena sativa), possono penetrare attraverso il condotto uditivo e veicolare così germi e miceti. Tali corpi estranei, per la loro conformazione fisica, hanno la capacità di essere veicolati dai movimenti del corpo che promuove l’avanzamento con direzione orientata verso la punta, penetrando fino al fondo del condotto stesso.

Diagnosi di otite del gatto

La diagnosi di otite del gatto va fatta dal veterinario. Sono possibili due tipi di approcci: il primo è generale e riguarda l’orecchio esterno, l'altro è secondario, più approfondito. 

Esame dell’orecchio esterno

L’ispezione del condotto uditivo negli animali è possibile, in maniera diretta, solo per il tratto più esterno.

Qui un importante “indizio” è rappresentato dall’analisi macroscopica del cerume:

  • colore fondo di caffè nelle otiti parassitarie, 
  • umido e marrone nelle infezioni sostenute da lieviti e/o stafilococchi,
  • purulento/cremoso nelle infezioni perpetuate da batteri Gram negativi,
  • cereo, oleoso con detriti nelle otiti da Malassezia.

Il volger la testa verso la fonte di uno stimolo acustico improvviso ed intenso, costituisce un buon test dell'udito che deve essere effettuato con attenzione, evitando che la reazione sia legata allo spostamento d’aria, al contatto con i peli o agli altri sensi.

Esame con otoscopio e strumenti diagnostici

Una valutazione più approfondita richiede invece l’impiego di uno strumento noto come otoscopio. Esso è dotato di un cono che, una volta introdotto nel condotto esterno, illumina le strutture e ne permette la visuale.

Per evitare stress e lesioni al paziente e danni da reazione all’operatore, in caso di dolore è preferibile eseguire l’esame con il paziente sotto sedazione

Altri strumenti utili alla diagnosi di otite del gatto sono la risonanza magnetica e la Tc (tomografia computerizzata).

Come curare l'otite del gatto?

La terapia di otite del gatto è di fondamentale importanza per la risoluzione dei sintomi. In primis va risolta la causa primaria di infiammazione, di conseguenza ogni trattamento va valutato caso per caso. 

Terapia antibiotica e intervento chirurgico

In caso di infiammazioni perpetuate da batteri, la cura più comune è di tipo antibiotico. Che sia sottoforma di compresse o di gocce, è di fondamentale importanza seguire alla lettera le indicazioni del veterinario, per impedire che esitino in otiti croniche difficili da controllare.

In caso di otiti proliferative invece come abbiamo visto, è necessario l’intervento chirurgico

E se il gatto scuote la testa, vanificando l’efficacia della terapia? Non perdetevi d’animo: provate ancora!

Pochi ma buoni: i consigli per una corretta prevenzione

In che modo possiamo prevenire dunque questa malattia? Sono necessari pochi ma fondamentali accorgimenti: 

  • Pulire regolarmente le orecchie del gatto, 
  • Applicare periodicamente gli antiparassitari 
  • Fare sempre delle piccole “ispezioni” delle zone più delicate dopo una giornata all’aria aperta

Spesso gli acari delle orecchie determinano zone alopeciche o con poco pelo sul lato esterno e intorno alle orecchie: in questo caso è utile un consulto veterinario!

Ricordate che questa patologia può essere assai dolorosa e comportare nel gatto la sordità totale, oltre che il diffondersi dell’infezione batterica. È importante dunque evitare il fai da te e i rimedi naturali, ricordando che una cura scorretta può fare più danni che altro.