L’evoluzione del cane da animale addomesticato ad animale da compagnia

animali da compagnia
Dalle caverne ai cortili, oggi il cane è un componente della famiglia. © Pixabay

Il cane ha conquistato lo scettro ed è diventato il migliore amico dell’uomo già dai secoli passati. Da quando, però, è avvenuta la trasformazione da animale addomesticato ad animale di compagnia? Ecco la nostra cronistoria!

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L’evoluzione del cane, prima di diventare animale da compagnia, inizia intorno alle caverne abitate dagli uomini nella preistoria perché sa che troverà facilmente cibo, passa attraverso le battute di caccia, le greggi, i traini, le guerre per concludersi in salotto, magari acciambellato sul divano. Eccolo, il cane di casa, non più domestico ma a pieno titolo componente della famiglia, che diventa simbolo, immagine, e anche protagonista della vita politica.

Animale domestico, animale da compagnia

Tra il cane addomesticato e il cane da compagnia ci sono secoli di storia: è certo che la convivenza è ormai rodata e fa dei cani i migliori amici degli uomini e – probabilmente – anche il contrario. Tra i primi cani letterari si distingue Argo, il cane che accompagnava Ulisse a caccia e che rimane a Itaca quando l’eroe parte per la conquista di Troia diventando, a pieno titolo, il guardiano della casa e il compagno fedele di Penelope. La sentinella diventa custode delle cose più importanti, quasi un maggiordomo: e quando Ulisse torna, vent’anni d’assenza dopo, stanco e lacero, trasformato nell’aspetto dalla dea Atena, Argo è il solo che capisce di trovarsi di fronte a Ulisse. Tradotto: non s’inganna la fedeltà di un cane, neppure il padrone può riuscirci.

Le origini del cane: dalla caccia alla tavola

L’arte medievale ci ha lasciato moltissime immagini che raccontano il rapporto tra uomo e cane nelle sue declinazioni e la sua evoluzione ad animale di compagnia. All’inizio si tratta soprattutto di scene di caccia, perché la storia comincia senz’altro sulle tracce della selvaggina più pregiata: quella che il cane trova dove l’uomo non la vedrebbe e poi l’uomo trasforma in cibo prelibato, per sé e per il cane. C’è un’edizione del Milione di Marco Polo nella quale è illustrata una battuta all’istrice con i cani dalle parti di Keshem, oggi territorio dell’Afghanistan. La cura che gli uomini dedicavano ai cani nel corso del Medioevo è testimoniata anche dalla grande attenzione dedicata alle attrezzature necessarie per allevarli e tenerli in casa. Dai guinzagli ai grandi canili, passando per le istruzioni minuziose sulle accortezze sanitarie da adottare quando si convive con un amico a quattro zampe.

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Il Livre de Chasse di Gaston Phoebus, per esempio, datato intorno al 1300 è una delle testimonianze più accurate e rigorose del rapporto tra l’uomo e il cane che lo accompagna nella caccia, soprattutto al cervo e al cinghiale. All’epoca le grandi battute erano uno dei modi con cui i signori mostravano al popolo la loro potenza. I cacciatori che partivano all’alba preceduti da decine di cani e capeggiati dal signore dei luoghi erano in qualche modo l’equivalente della teoria di suv neri che segue qualunque personaggio di alto lignaggio nel terzo millennio. Un centinaio di anni dopo (siamo tra il 1412 e il 1416) in una miniatura che illustra Les Très Riches Heures du Duc de Berry, si vede con chiarezza che il cane ha già fatto un salto rispetto alla sua funzione di cacciatore. Si vedono diversi cani di piccola taglia che mangiano liberamente sulla tavola dei loro padroni e anche un levriero che ha un servitore incaricato di nutrirlo, il valet de chien.

Cani da compagnia: benvenuto Rinascimento

È durante il Rinascimento, però, che il cane da compagnia, per lo più di piccola taglia, ottiene un posto fisso nelle case dei padroni e lascia il cortile. Nei dipinti stanno accucciati ai piedi dei loro benefattori oppure in braccio a dame agghindate. Avere un cane di una razza poco diffusa diventa un vero e proprio status symbol e gli amici a quattro zampe si avvicinano sempre di più al ruolo di accompagnatori: si parla di loro alle cene nobiliari, ci si scambiano trucchi sull’allevamento e dritte sulle razze più belle. Nel Cortigiano, uno dei primi testi dedicati al galateo delle case nobili, vengono date indicazioni precise su quando sia consentito tenere un cane in braccio, su come e quanto accarezzarlo per dargli il massimo del benessere. Perché se è di rigore fingere indifferenza, bisogna dare al cane l’attenzione che un cane merita.

Storia dei cani: dalla veterinaria ai cartoni animati

Di poco successivi sono i primi trattati di veterinaria: nel 1547 è pubblicato quello di Sforzino da Carcano, studioso veneziano e l’arte non può ignorare il fenomeno. Isabella d’Este affida ai poeti di corte l’incarico di celebrare la sua cagnolina scomparsa, Aura. Tiziano colloca cani in molti dei suoi dipinti, accanto ai fanciulli come ai potenti. Ci sono cani nelle opere di Caravaggio e di Bernini e in quelle del pittore di Corte di Luigi XV Jean Baptiste Oudry. Gli artisti del Settecento riempiono di cani le alcove delle dame, li infiocchettano suggerendo addirittura un’impressione lasciva, di piccoli giochi segreti. Fa la sua comparsa anche il “canettiere”, una sorta di dog sitter d’antan, e qualcuno fa spazio agli amici a quattro zampe nelle tombe di famiglia, secondo un’usanza che nella preistoria era assai diffusa. Alle soglie della modernità, sul finire del 18esimo secolo, il cane ha insomma un posto importante accanto agli uomini.

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Il Novecento consacra definitivamente il cane addomesticato che si è fatto cane di compagnia, nell’empireo degli amori umani attraverso le nuove arti, dal cinema ai fumetti passando per la televisione e i cartoons. Basta dire Snoopy, o Lilli e il Vagabondo, oppure Pluto, Lassie e Rin tin tin perché chiunque sappia di chi si sta parlando. E’ l’ultimo salto del cane che diventa lo specchio dei nostri difetti e delle nostre passioni, uno dei modi migliori per leggere le cose della vita e riuscire a sorriderci sopra, non senza rinunciare a preziosi suggerimenti. Nessuno è lapidario come la saggezza di Snoopy, nessuno è coraggioso come Rin tin tin: perché un uomo può destare la stessa ammirazione e perfino un po’ di invidia, ma l’amore sconfinato e gratuito che possiamo leggere negli occhi di un cane resta merce rarissima anche nell’era dei robot.

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Amante degli animali sin da piccola, ho sviluppato il mio amore per i cani quando ho tenuto tra le mie braccia per la prima volta un cucciolo di tre mesi di Golden Retriever. Ed è stato amore a prima vista!