Gatto portafortuna aiuta il proprietario di un ristorante ad avere le mance

Ecco la storia incredibile di questo felino generoso che con la sua grazia (e pigrizia) attira clienti e mance nel ristorante per cui, ormai, “lavora”. 

È una gatta dal mantello rosso e zenzero ed è ormai soprannominata da tutti “Un vero gatto della fortuna”. La sua storia è decisamente particolare, perché questa micia ha capito come fare per guadagnare qualche carezza e far guadagnare qualche mancia in più al proprietario di un ristorante in Cina. Ecco la sua storia. 

- Annuncio Pubblicitario -

La storia del “gatto della fortuna”

Ogni giorno, questa gatta si presenta davanti al ristorante del Signor Yang a Sian (in Cina). Qualunque siano le condizioni meteorologiche, la micia arriva alle 7 in punto e prende posto su quella che è ormai la sedia sulla quale trascorre 13 ore della sua giornata, attirando clienti e passanti. 

Una volta resosi conto di quanto il gatto gli fosse affezionato, il proprietario del ristorante ha messo accanto al gatto una vaschetta con la scritta “gatto portafortuna”: da quel momento clienti e non hanno cominciato a lasciare delle mance per il felino. Grazie a questi soldi il Signo Yang può nutrire la sua fedele collaboratrice. 

- Annuncio Pubblicitario -

Il gatto nella cultura asiatica

Nella cultura asiatica il gatto è considerato una vera e propria calamita per la fortuna. Chi, infatti, non ha mai fatto casa alla scultura del micio che muove la zampina che si trova in tutti i ristoranti orientali? La figura rappresentata è quella del Maneki neko: un gatto calico che, narra la leggenda, avrebbe attirato un uomo all’interno di un tempio salvandolo così da una morte certa. L’uomo salvato per ringraziare il micio avrebbe eretto una statua in suo onore. 

Leggi anche: Il gatto nero ed altri miti sui mici

Profondamente innamorata dei felini, trascorro il mio tempo a limitare i danni di due fratelli combinaguai dal manto tigrato che hanno sempre voglia di giocare: Enzo e Luisa. Se esiste una vita precedente, io probabilmente sono stata un gatto.