Panleucopenia felina: il parvovirus del gatto

Panleucopenia felina
Sintomi e cura della Panleucopenia felina. ©Shutterstock

Sotto il nome di panleucopenia felina si nasconde una forma particolare di gastroenterite acuta che colpisce i nostri adorati gatti.

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La panleucopenia felina è una malattia infettiva molto contagiosa responsabile della distruzione dei globuli bianchi. Chiamata anche gastroenterite felina o tifo felino, la sua causa è da ricercarsi in un parvovirus. Come si cura? Quali sono i tempi di guarigione? La panleucopenia felina si trasmette all’uomo? Ecco di seguito una guida su questa malattia. 

Virus della panleucopenia felina: la causa della malattia

La panleucopenia felina è causata dal parvovirus. Si tratta di un virus simile a quello che provoca la parvovirosi nel cane, che attacca le cellule del sangue principalmente nel midollo osseo, nel tratto intestinale e nelle cellule staminali del feto (nel caso in cui il gatto sia incinta). 

Sintomi del tifo felino 

La panleucopenia felina è caratterizzata da una forte gastroenterite accompagnata dai sintomi tipici del tifo: uno stato di profondo abbattimento, la diminuzione dei leucociti (globuli bianchi) e l’anemia nel gatto.
Il segno clinico più importante e presente è una forte diarrea dovuta all’attacco dei villi intestinali da parte del virus. Altri sintomi che possono manifestarsi sono perdita dell’appetito, dolori addominali, disidratazione, vomito e anoressia. 

Trasmissione e incubazione della panleucopenia felina

La trasmissione della panleucopenia felina avviene soprattutto tra gattini molto piccoli (perché non vaccinati) e che condividono uno spazio: un gattile, un rifugio, ecc. Il contagio avviene, nella maggior parte dei casi, tramite feci, anche se è possibile per un gatto infetto espellere il virus (e quindi contagiare un gatto sano) tramite secrezioni nasali, urina, saliva o vomito. Così il contagio può avvenire tramite contatto diretto con un gatto con del materiale infetto. Per questo motivo è importante pulire spesso l’ambiente in cui si trovano i mici: se in casa c’è stato un gatto affetto da panleucopenia felina, ma non si trova più in questo luogo, e vi si vuole introdurre un gatto non vaccinato, è necessaria un’accuratissima pulizia per eliminare ogni traccia del virus presente nell’ambiente. 

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Attenzione: il parvovirus responsabile della panleucopenia felina è molto resistente ai disinfettanti comuni e può sopravvivere nell’ambiente anche oltre un anno se non si effettua una pulizia profonda. Si consiglia l’utilizzo di candeggina al 7% disponibile in rivenditori specifici o in farmacia.
Il periodo di incubazione della panleucopenia felina varia dai 2 ai 17 giorni.

La panleucopenia felina si trasmette all’uomo?

La panleucopenia felina può infettare gatti non vaccinati di qualsiasi età, anche se gli studi tendono a evidenziare un tasso di trasmissione più alto nei gatti molto giovani (al di sotto di un anno di età). Anche se il virus si propaga nell’ambiente questo non può essere trasmesso all’uomo, tuttavia bisogna fare attenzione a un eventuale contagio tra gatto e cane. 

Cura per la panleucopenia felina

La terapia per la panleucopenia felina dev’essere effettuata appena si scopre il contagio. Il trattamento riposa sulla prescrizione di antibiotici (per rinforzare il sistema immunitario e prevenire l’insorgere di infezioni), sulla reidratazione dell’animale, nutrizione parenterale e sul controllo del suo stato fisiologico.
Alla terapia farmacologica va affiancata un’igiene rigorosa e, naturalmente, tanto riposo, affetto e coccole per il micio malato. 

Decorso della malattia e sopravvivenza

Se la panleucopenia felina viene trattata immediatamente ed efficacemente il gatto può guarire e vivere una vita sana e immune da ricadute. Per quanto riguarda i tempi di guarigione potrebbe trascorrere qualche settimana prima che la situazione di salute del micio torni a essere stabile. 

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Prevenzione

Essere vaccinati è il fattore più importante per prevenire la panleucopenia felina. Il vaccino è compreso tra i vaccini trivalenti ed è considerato come core, cioè come vaccino raccomandato dalle linee guida per la vaccinazione del cane e del gatto pubblicato dalla WSAVA (The World Small Animal Veterinary Association).
Per prevenire questa malattia è importante anche seguire delle norme igienico-sanitarie di base: non scambiare ciotole, cibo e coperte tra gattini provenienti da diverse cucciolate e non mischiare le cucciolate prima di aver somministrato i vaccini a tutti gatti. Inoltre, lavarsi sempre le mani dopo aver toccato un gatto prima di toccarne un altro, lavare e disinfettare spesso lettiera, ciotole e trasportino, e non tenere nello stesso ambiente cuccioli di cane e gatto (poiché alcuni tipi di parvovirus possono essere trasmessi all’altro animale), sono altri consigli utili per evitare trasmissioni.

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Profondamente innamorata dei felini, trascorro il mio tempo a limitare i danni di due fratelli combinaguai dal manto tigrato che hanno sempre voglia di giocare: Enzo e Luisa. Se esiste una vita precedente, io probabilmente sono stata un gatto.